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Dove non si tocca: L'amore non è un approdo

Disfare l'Auto-inganno per Ritrovare l'Altro

Esiste un momento, nel silenzio di una stanza dove due persone siedono l'una di fronte all'altra, in cui la realtà smette di essere una proiezione, un sogno, e inizia a diventare un peso. Non un peso che schiaccia, ma un peso che dà gravità, che ancora al suolo. L'amore infatti non è solo quell'esplosione di colori che la letteratura romantica ci ha venduto, ma un meticoloso, a tratti estenuante, lavoro di restauro archeologico.

Per amare davvero, dobbiamo prima accettare di aver fallito nel tentativo di possedere l'altro. Dobbiamo accettare che la persona  accanto a noi non è la versione migliorata dei nostri desideri, ma un universo estraneo, autonomo e spesso indecifrabile.

  1. Il Miraggio del Narcisismo: Perché Amiamo le Nostre Ombre

    Il primo grande ostacolo a ogni forma di relazione autentica è quello che potremmo definire il "riflesso del desiderio". Quando iniziamo una storia, raramente vediamo l'altro. Vediamo, piuttosto, la risposta alle nostre mancanze. Se siamo stati figli trascurati, cerchiamo un custode; se siamo stati soffocati, cerchiamo un'ancora che non ci stringa troppo.

    Questo non è amore, è colmatura. È il tentativo di usare un'altra persona come un pezzo di puzzle mancante nel quadro della nostra identità. Il problema sorge quando il "pezzo" rivela di avere bordi irregolari che non combaciano con il resto. In quel momento, molti fuggono. Dicono che "è finita la magia", quando in realtà è solo iniziata la verità.

    Il narcisismo non è solo l'eccessivo amore per se stessi; è l'incapacità cronica di concepire l'esistenza di qualcosa che non sia funzionale a noi.Nelle relazioni infatti il lavoro più complesso consiste nello spostare il riflettore: smettere di chiedersi "Cosa fa questa persona per me?" e iniziare a chiedersi "Chi è questa persona quando io non ci sono?".

     Come suggeriva lIris Murdoch, la virtù suprema è la capacità di staccare lo sguardo dal proprio ombelico per accorgersi che il mondo fuori è reale. E la realtà è, per definizione, fuori dal nostro controllo.

  2. L'Inganno della Conoscenza di Sé

    Spesso iniziamo una relazione convinti di sapere chi siamo. Portiamo con noi un curriculum emotivo ben impacchettato: "Sono una persona sensibile", "Ho paura dell'abbandono", "Cerco solo la stabilità". Queste definizioni sono, nella maggior parte dei casi, delle fortezze narrative.

    Le usiamo per giustificare i nostri fallimenti o per impedire all'altro di avvicinarsi troppo. Se mi definisco "difficile da amare", sto implicitamente chiedendo all'altro di fare un lavoro extra per me, ponendolo in una posizione di sudditanza emotiva. La conoscenza di sé che non porta al cambiamento è solo un altro modo per restare immobili.

    L'analisi ci insegna che il vero cambiamento avviene quando queste narrazioni crollano.

  3. III. La Danza dell'Ambivalenza: Oltre la Polarità

    Uno dei tabù più grandi della nostra cultura è l'impossibilità di ammettere che verso la persona amata possiamo nutrire sentimenti di profonda irritazione, di estraneità o persino di avversione temporanea. Abbiamo creato un binomio tossico: o è amore assoluto, o è il nulla.

    Ma la psiche umana non funziona per assoluti. I

    l concetto di "ambivalenza", caro a Donald Winnicott, è la chiave della sopravvivenza relazionale. Un legame maturo è quello che è capace di contenere la tensione tra il desiderio di unione e la spinta all'ostilità. Non parlo di violenza, ma di quella sana resistenza che nasce quando l'altro invade il nostro spazio o delude le nostre aspettative.

    Accettare che l'altro possa essere fonte di frustrazione senza che questo significhi la fine del legame è un atto di libertà estrema. Significa permettere all'altro di essere imperfetto. Se non possiamo tollerare la delusione che l'altro ci arreca, non stiamo amando una persona, stiamo adorando un idolo. E gli idoli, prima o poi, cadono sempre dal piedistallo, rompendosi in mille pezzi.

  4. La Relazione come Atto di Co-Scrittura

    Se immaginiamo la nostra vita come un libro, la maggior parte di noi crede di esserne l'unico autore. In realtà, siamo tutti scritti dagli altri: dai nostri genitori, dalla storia infantile,  dai traumi e dalle aspettative della società. Entrare in una relazione significa accettare un altro co-autore.

    Questo processo è spesso conflittuale. Ognuno vuole imporre il proprio stile, il proprio ritmo, il proprio finale. I

    l "lavoro dell'amore" consiste nel trovare una lingua comune. A volte significa rinunciare a un capitolo che ci stava a cuore per permettere alla trama di evolvere in una direzione inaspettata.

    Nello studio dello psicoanalista, questo si vede chiaramente. Il paziente racconta una storia, l'analista ne suggerisce una lettura diversa, e insieme ne costruiscono una terza, più vicina alla verità vissuta che a quella dichiarata. Nelle relazioni quotidiane accade lo stesso: bisogna avere l'umiltà di farsi raccontare da chi ci sta accanto, accettando che la loro visione di noi possa essere più accurata della nostra.

  5. La Perdita come Fondamento del Desiderio

    Non esiste amore senza la consapevolezza della perdita. Amare significa consegnare a qualcuno il potere di distruggerci. È un rischio calcolato, o forse un salto nel vuoto senza rete. Chi cerca un amore "sicuro", senza rischi e senza sofferenza, finisce per vivere una simulazione.

    La psicoanalisi ci ricorda che ogni nuovo amore è, in qualche modo, l'elaborazione di un lutto precedente. Portiamo con noi i resti delle nostre vecchie battaglie. Ma è proprio questa fragilità a rendere il legame prezioso. Se fossimo immortali e invulnerabili, l'amore non avrebbe senso. Ha senso perché il tempo è limitato e perché la vicinanza dell'altro è l'unico rimedio contro il senso di smarrimento che la vita ci infligge.

    Il cambiamento non è un evento traumatico che capita dall'esterno, ma un'erosione lenta e costante. Cambiamo perché amiamo, e amiamo perché cambiamo. Restare identici a se stessi è la negazione della vita.

Conclusione: Verso una Nuova Estetica del Legame

In un'epoca che ci spinge a "ottimizzare" tutto, dal nostro corpo alle nostre carriere, l'amore resta l'ultima roccaforte dell'inefficienza. Non è utile, non è produttivo, non segue logiche di mercato. È un lavoro faticoso e spesso senza garanzie di successo.

Ma è in questo lavoro — nel disfare gli auto-inganni, nel tollerare l'ambivalenza, nel guardare l'altro senza la pretesa di capirlo del tutto — che risiede la nostra umanità più autentica.

Forse non troveremo mai la "persona giusta", ma potremo diventare la persona capace di stare nel legame con onestà, accettando che la bellezza non risiede nella perfezione, ma nella capacità di restare interi anche quando ci sentiamo frammentati.

L'amore, in fondo, è l'arte di restare svegli mentre il resto del mondo sogna scorciatoie.

Bibliografia per un Percorso di Approfondimento

Per chi desidera esplorare i labirinti della mente e del cuore oltre queste righe, ecco una selezione di testi che illuminano il "lavoro" di cui abbiamo parlato:

  • Bollas, Christopher, L'ombra dell'oggetto: Psicoanalisi del conosciuto non pensato, Borla, 1989.
  • Grosz, Stephen, Esaminare la vita, Mondadori, 2013. (
  • Kernberg, Otto, Relazioni d'amore: Normalità e patologia, Raffaello Cortina Editore, 1995.
  • Murdoch, Iris, Il fuoco e il sole: Perché Platone esiliò gli artisti, traduzione di varie edizioni. (Per approfondire il concetto di "attenzione" come forma suprema d'amore).
  • Phillips, Adam, Sull'equilibrio, Feltrinelli, 2005.
  • Winnicott, Donald W., Gioco e realtà, Armando Editore, 2005.

Dr. Davide Dellai
P.I. 04157450240

Ordine degli Psicologi del Veneto n. 10528

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